Decreto Sicurezza, la Camera approva: è legge. Opposizioni cantano “Bella ciao”, poi la destra intona l’inno d’Italia e si accodano

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Dopo una maratona di tre giorni, l’Aula della Camera ha convertito definitivamente in legge il nuovo decreto Sicurezza del governo, varato a febbraio dal Consiglio dei ministri. L’ok finale (con 162 sì e 102 no) è arrivato a mezzogiorno di venerdì, nel penultimo giorno utile per la conversione. Il provvedimento però dovrà essere immediatamente corretto con un nuovo decreto-legge: durante l’esame al Senato, infatti, è stato introdotto il contestatissimo articolo 30-bis sul “bonusagli avvocati che ottengono il rimpatrio assistito per i migranti, a cui il Quirinale si è opposto minacciando di non firmare il testo. Così, non essendoci più il tempo per approvare emendamenti, il governo si è impegnato a rivedere la norma in un decreto ad hoc, che sarà approvato nel pomeriggio dal Consiglio dei ministri e verrà firmato dal presidente della Repubblica Sergio Mattarella contestualmente alla legge di conversione.

Il voto finale è arrivato dopo una seduta fiume notturna terminata alle 7:36, che ha visto 106 interventi in Aula, di cui 58 del Partito democratico. Alla ripresa dei lavori, alle 11:30, le opposizioni hanno intonato “Bella ciao” e sono intervenute ricordando il 25 aprile: la capogruppo del Pd Chiara Braga è intervenuta con un fazzoletto dell’Anpi al collo. Dopo l’approvazione, invece, tutti i deputati hanno cantato l’inno d’Italia: a intonare il coro, per primi i deputati del centrodestra seguiti poi dall’intero emiciclo che si è alzato in piedi. Un episodio condannato dal leader della Lega Matteo Salvini: “Siamo qua per il decreto Sicurezza, non è un festival canoro. Rispetto l’inno nazionale ma quelli cantano Bella ciao, mi sembra una mancanza di rispetto”, ha commentato.

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