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Per conoscere il suo immediato futuro, Michele Emiliano dovrà pazientare ancora un po’. Al termine di un ping pong durato oltre sei mesi, la Terza Commissione del Consiglio superiore della magistratura si è finalmente espressa sulla richiesta dell’ex sindaco di Bari e governatore pugliese – tuttora un pubblico ministero in aspettativa elettorale – di diventare consulente istituzionale in attesa di un seggio in Parlamento, evitando un clamoroso ritorno in toga dopo 23 anni (la legge Cartabia anti-porte girevoli non si applica al suo caso, essendo entrata in vigore dopo l’ultima elezione). Ma il verdetto non è stato univoco: la commissione ha partorito due proposte contrapposte, tra cui il plenum, l’organo al completo, dovrà scegliere in una delle prossime sedute (probabilmente a luglio). La prima, votata dai quattro consiglieri togati, dà il via libera al collocamento fuori ruolo di Emiliano come consulente della Commissione d’inchiesta del Senato sulle condizioni di lavoro. La seconda, votata dalle due “laiche” Isabella Bertolini e Daniela Bianchini, elette in quota Fratelli d’Italia, respinge invece la richiesta e ricolloca Emiliano in ruolo come giudice del Tribunale di Benevento, sede indicata da lui stesso come seconda preferenza (la prima era la Direzione nazionale antimafia). Una posizione, a guardar bene, abbastanza paradossale: proprio le rappresentanti della maggioranza allergica alle “toghe rosse” ora chiedono di far rientrare in magistratura uno dei più importanti esponenti del Partito democratico, di cui fu candidato addirittura alla segreteria.
La consulenza al Senato è il “piano B” studiato per Emiliano dal suo amico e conterraneo Francesco Boccia, capogruppo del Pd a palazzo Madama. La soluzione iniziale individuata per l’ex governatore, infatti, era la nomina a collaboratore di Antonio Decaro, suo delfino politico e successore alla guida della Regione. La richiesta di Decaro, però, è stata respinta per ben tre volte dalla Terza Commissione, nonostante vari aggiustamenti formali e sostanziali: secondo il Csm, né l’incarico di “consigliere giuridico” né quello di consulente per le crisi industriali erano autorizzabili in base alla legge. Così, con la mediazione di Boccia, il presidente della Commissione d’inchiesta sul lavoro Tino Magni (Alleanza Verdi e Sinistra) ha lanciato un salvagente inviando un’istanza alternativa a palazzo Bachelet. Anche questa strada, però, si è rivelata non priva di ostacoli: su richiesta del Consiglio superiore, Magni ha dovuto spiegare perché abbia bisogno proprio di Emiliano, considerato anche il fatto che la sua commissione si avvale già della consulenza di un altro magistrato fuori ruolo. Lo stesso ex governatore, mercoledì, è stato ascoltato dalla Terza Commissione del Csm, sottolineando l’inopportunità di un suo rientro in toga dopo due decenni: “L’attuale normativa prevede che chi è stato in politica non possa rientrare nelle funzioni per evitare un danno molto grave all’indipendenza e all’immagine di imparzialità della magistratura. Anche se ovviamente a me non si applica, ho comunque dato disponibilità ad applicarla”, ha detto.
L'articolo “Emiliano torni giudice a Benevento”: al Csm la destra vota per il rientro in toga dell’ex governatore Pd dopo 23 anni proviene da Il Fatto Quotidiano.




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