Il trucco del chansonnier Greslou che faceva strage di cuori e poi metteva in fuga le sue amanti. Ma non tutte

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Da un racconto apocrifo di Jean Paulhan. Al Cochon Bleu, la più rinomata topaia di Montmartre, lo chansonnier Robert Greslou faceva ogni sera strage di cuori. Alto e bruno come un bastone di liquirizia, le labbra più rosse dei vessilli socialisti, gli occhi brillanti come diamanti neri, Greslou aveva una voce languida che tutte le frequentatrici del locale trovavano irresistibile. E quando, verso mezzanotte, dopo aver spennato all’ecarté l’ennesimo pollo, si metteva a tubare il suo repertorio di stupidità sentimentali, le donne disponibili lo attorniavano per ascoltarlo a bocca aperta.

“Robert parla all’anima” commentava la cassiera, che situava l’anima a metà del corpo. Ognuna desiderava diventare la sua amante, pur essendo noto che le sue follie amorose non gli costavano un soldo. “Al contrario”, insinuavano le malelingue. Il suo modus operandi era collaudato: conservava un’eletta al massimo per tre giorni, quindi la congedava. In questo gioco pericoloso chiunque altro avrebbe rischiato, come minimo, il vetriolo. Non Greslou, che continuava a cantare al Cochon bleu senza che nessuna vittima tornasse a rinfacciargli la sua scelleratezza. Perché Greslou usava un trucco.

Aveva comprato, a un prezzo modico, un letto celebre. Proveniva dalla liquidazione del patrimonio di una cortigiana, Claudine-Marie Regnault, uccisa in quello stesso letto da un cliente, Henri Pranzini, il quale, per impossessarsi dei suoi gioielli, non aveva esitato a ucciderne anche la cameriera e la figlia di nove anni. Pranzini fu catturato dopo la denuncia di una maitresse: s’era messo a pagare le marchette con gioielli, insospettendola. All’esecuzione seguì un altro scandalo quando un funzionario della Sureté fece conciare l’epidermide di Pranzini, ricavandone due portacarte in pelle.

In quel letto famigerato, Greslou dormiva regolarmente; e per sbarazzarsi di un’amante non doveva far altro che confessargliene la provenienza. L’effetto era infallibile: la poveretta, terrorizzata, trovava i pretesti più bizzarri per andarsene e non tornava più.

Bizzarria nella bizzarria, tutte tacevano con le altre spasimanti. Le divertiva l’idea che lo stesso brivido di paura passasse anche per le loro vertebre? Tutto è possibile. Cantandole Les feuilles mortes, una sera Greslou riuscì a conquistare anche la ballerina Lulù Maquard, una bruna che si tingeva di rosso. Sapendo che la donna era rinomata per l’incandescenza del temperamento (tre dei suoi amanti erano morti durante un amplesso), Greslou s’era ripromesso di congedarla il giorno dopo. Infatti, all’ora della cioccolata mattutina, mentre Lulù, piena di riconoscente emozione, gli si serrava al petto mormorando che era felice, il proprietario del letto di Pranzini rispose che al contrario doveva andarsene subito, e che la cosa non avrebbe avuto un seguito.

Il ruggito di una tigre sarebbe parso un vagito da lattante in confronto all’urlo di Lulù dopo quelle parole. Ma Greslou non vi fece caso, sicuro dell’effetto: “Hai mai sentito parlare di Henri Pranzini?” “Certo. Ma che c’entra, adesso?” “C’entra eccome! Ti sei coricata nel letto dove sgozzò due donne e una bambina”. Gli occhi di Lulù s’accesero di una luce perversa: “Stai scherzando?” Calmo, Greslou si levò, prese da un cassetto la ricevuta d’acquisto e la tese alla bella incredula senza dir parola. Lulù esaminò la ricevuta. Le sue labbra si piegarono in una specie di sorriso silenzioso. Quindi gettò la carta e lo tirò a sé: “Tesoro! In questo letto il nostro amore sarà meraviglioso!”.

Greslou tentò di respingerla, ma dopo una breve lotta dovette cedere. Si ritrovò tra le braccia di una furia: l’evocazione del mobile storico aveva ottenuto l’effetto contrario, sovreccitando i sensi della donna. La cameriera lo trovò morto nel letto il giorno dopo.

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