In Quinta Commissione

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Si è riunita oggi, mercoledì 28 gennaio, presso Palazzo Trentini, la Quinta Commissione permanente del Consiglio provinciale di Trento, presieduta da Christian Girardi.

Nel corso della seduta la Commissione ha espresso il parere sulla proposta di deliberazione relativa all’approvazione delle Linee guida per le politiche culturali della Provincia, previste dall’articolo 3 della legge provinciale n. 15 del 2007 sulla disciplina delle attività culturali.

Subito dopo ha proseguito i lavori sui disegni di legge n.22 “Modificazioni della legge provinciale sulla scuola 2006”, proposta dal consigliere Filippo Degasperi (onda) e il n. 75 “Sistema provinciale di recupero delle carenze formative e delle capacità relazionali degli studenti nel secondo ciclo di istruzione e carta delle studentesse e degli studenti”, proposto dall’assessore Francesca Gerosa. Entrambi i testi affrontano, tra le altre cose, il problema del recupero delle carenze formative.

Linee guida delle politiche culturali della Provincia autonoma di Trento

L’assessore Francesca Gerosa ha presentato le linee guida per le politiche culturali della Provincia, spiegando che sono state strutturate in modo diverso rispetto al passato, configurandole come una “programmazione strategica”. “Per quanto riguarda lo scenario provinciale abbiamo individuato un sistema che agisce su quattro pilastri strategici”, ha spiegato, riferendosi a coesione interna ed esterna, sussidiarietà orizzontale e verticale, ruolo sociale della conoscenza e ricerca. Gerosa ha parlato di un “sistema culturale diffuso, generativo, dinamico e aperto al cambiamento”. “Siamo partiti da una serie di criticità, elencate all’interno delle linee, che diventano asse del cambiamento. Da qui nasce la volontà di costruire delle filiere di processi per affrontare quelli che sono degli obiettivi generali, delle sfide al rinnovamento”. “L’idea è quella di lavorare come governance di sistema che si basa su un metodo di lavoro collaborativo e di scambio, con la messa in campo di strategie di rete, l’adozione di strumenti di pianificazione, di analisi e misurazione dei processi e della creazione di valore sociale della cultura”.

Lucia Maestri (Pd del Trentino) ha riconosciuto che “nulla si può dire sulla vision e sulla mission, contenute in questo documento. Sono questioni che sovrastano il mondo della cultura, che vengono prima e sono condivisibili. Ma sono questioni che vanno messe a terra”. Nello specifico, ha detto che “vengono individuati degli obiettivi, senza un piano di azione, senza risorse e scadenze”. Per quanto riguarda il metodo, ha evidenziato di non aver potuto visionare le osservazioni presentate alla Giunta dopo la presentazione delle linee guida a settembre e il mancato coinvolgimento della Commissione, se non in fase di espressione del parere. In assenza di possibilità di incidere, “viene negata la funzione del Consiglio”. Sul contenuto, Maestri ha sottolineato che “è necessario esplicitare che i principi enunciati si traducono in azioni concrete, ovvero in soldini. Se mancano le dotazioni economiche a fianco alla cornice, si parla solo di cose teoriche”. Ha quindi rilevato che “le linee che lei ci ha presentato non rispondono esattamente al dettato legislativo, perché all’art. 3”, parlando dell’assenza della misurazione dei risultati e degli strumenti in rapporto alle risorse disponibili per raggiungere gli obiettivi previsti. “In questi due anni”, ha aggiunto, “nulla si sa su quanto è stato fatto, come sono stati investiti i fondi. La rendicontazione è una parte della legge sempre disattesa”. La consigliera ha inoltre richiamato il ruolo del Centro Servizi Culturali Santa Chiara e la necessità di sostenere le industrie creative, citando l’esempio di “una industria creativa che qui non ha ricevuto alcun finanziamento e che ora va a New York e riempe i teatri”. Ha quindi posto una serie di domande “che non trovano risposta nelle linee strategiche”, tra cui come rafforzare le iniziative culturali, come creare consapevolezza del loro ruolo nello sviluppo e come contrastare l’elevato turnover professionale nel settore. “Ritengo il documento del tutto insufficiente a creare una vera politica culturale in Provincia”.

“La percezione che ho avuto”, ha detto Andrea de Bertolini (Pd del Trentino), “è che nella logica delle linee guida delle politiche culturali, sfugga la specificità territoriale. Da questo manifesto avrei voluto percepire molto di più la peculiarità trentina. Tutto ciò che ha a che fare con l’inclusione, con la capacità della comunità di superare certi assetti, ha a che fare con la nostra Autonomia”. “Siccome io credo che il motore culturale della nostra comunità sia macroscopicamente collegato alla nostra Autonomia, credo che il baricentro avrebbe dovuto meritare una maggiore valorizzazione. “Richiamarlo nelle premesse fondanti di un prodotto che poi viene presentato sarebbe stato efficace”. “Certo parlare di politiche culturali significa parlare anche di chi propone la cultura e qui c’è tutto un tessuto sociale, che è fatto dai trentini che producono forme culturali, che non è riconosciuto”.

Michele Malfer (Campobase) ha parlato di linee guida che, a livello descrittivo, introducono molto bene anche gli aspetti nazionali collegati anche all’agenda 2030. Tuttavia ha condiviso le critiche sollevate dai colleghi. “A questa descrizione di un sistema e di obiettivi di carattere generale, non corrisponde la caratterizzazione, l’individuazione degli strumenti, come regolamenti e bandi, e mancano elementi che permettano la valutazione”. Tre i nodi evidenziati: “Il primo è quel del rapporto tra mondo della scuola e mondo della cultura. Politiche che, pur con un assessore unico, sono separate e non comunicanti. Il secondo è il rapporto con i territori, con un sistema quasi autoreferenziale, centralistico. Il terzo è un settore che non si occupa di sviluppo e che non è dunque integrato nel sistema dell’autonomia”. Infine ha parlato della distinzione “netta, precisa, tra i musei provinciali e quelli che sono “altri,” soprattutto quelli riconosciuti di interesse provinciale.”

In replica, l’assessore alla cultura Francesca Gerosa ha richiamato il tema delle risorse economiche, chiarendo che le scelte contenute nelle linee guida rispondono a una visione avviata all’inizio della legislatura. In questo quadro, ha ricordato l’inserimento, tra i requisiti dei direttori dei musei, dell’esperienza nel fund raising, ritenuta una competenza necessaria per affiancare agli investimenti provinciali la capacità delle singole realtà di attivarsi autonomamente nel reperimento delle risorse. Sul tema del rapporto con la scuola, ha detto che l’integrazione con il mondo della scuola è già prevista nella missione delle linee guida, con l’obiettivo di rafforzare le relazioni tra i diversi ambiti. Sul tema dell’identità del sistema culturale, l’assessore ha escluso qualsiasi volontà di cancellare il modello trentino, ribadendo anzi che le linee guida si rivolgono esplicitamente al sistema provinciale, con l’intento di valorizzarlo aprendolo al confronto e alla contaminazione con l’esterno. Ha inoltre ricordato che il testo fa riferimento esplicito al lavoro in rete e che è già stato realizzato il report sull’attività e sui beni culturali 2024, mentre è in preparazione quello relativo al 2025, articolato in due volumi. Infine, Gerosa ha ribadito la propria disponibilità al confronto, ricordando di aver promosso un incontro pubblico aperto a tutti, dal quale però non sono pervenuti contributi o osservazioni.

Lucia Maestri ha detto che avrebbe voluto che il documento fosse condiviso in Commissione prima della richiesta di parere, parlando di “rispetto verso l’Istituzione”.

La Commissione ha approvato le linee guida con 4 voti favorevoli e 3 contrari.

​Disegno di legge carenze

Michele Malfer (Campobase), in apertura di discussione, ha chiesto che fosse ascoltata anche la Consulta degli studenti: “Senza voler rallentare i lavori, per me sarebbe importante ascoltare anche questa voce prima di portare il mio pensiero su questi disegni di legge”. Andrea de Bertolini (Pd del Trentino) ha sostenuto questa richiesta: “Sarebbe un inciampo anche istituzionale, dato che questo organismo ha una voce che avrebbe un riverbero importante. Anche dal punto di vista della partecipazione, credo che varrebbe la pena considerare questa proposta”. Il presidente Christian Girardi (La Civica) ha ricordato che è possibile, da regolamento, prevedere nuove audizioni, facendo però presente che la trattazione di questi disegni di legge, da impegno preso, devono concludersi entro il 3 febbraio. “Avevamo previsto che non si sarebbe forse riusciti a chiudere questa Commissione e che quindi era stata già programmata una eventuale seduta per il 2 febbraio”. Ha quindi proposto di audire in quella data la Consulta degli Studenti. Eleonora Angeli (Lista Fugatti) ha proposto di sentire anche il sindacato Delsa. Girardi ha quindi accolto la proposta. Il consigliere Walter Kaswalder (PATT) ha parlato di “disegni di legge che si trascinando da un tempo remoto” e ha chiesto che vi siano tempi esatti per la chiusura della discussione generale e votazione. La Commissione ha quindi votato in modo unanime per le nuove audizioni.

L’assessore Gerosa ha quindi chiesto al sovrintendente scolastico Giuseppe Rizza un approfondimento sul tema delle capacità relazionali. Ha inoltre affrontato il nodo delle risorse: “Per come abbiamo immaginato questo sistema, è più efficiente e non servono risorse aggiuntive, fatto salvo una verifica della prima annualità. Stiamo facendo degli approfondimenti per capire tutte le risorse necessarie, per lo meno per il primo biennio. Mi prendo l’impegno di valutarle per lo meno in assestamento”. Intervenendo sui criteri, Rizza ha spiegato che “il ddl cerca di uscire dalla logica dei due poli, quello che vede la condotta in un quadro di sanzione, e quello che lo vede in modo formale, dove le singole scuole sviluppano dei regolamenti che dettagliano dei punteggi per valutare le capacità relazionali”. “Il ddl da un lato cerca di valorizzare le capacità relazionali, anche attraverso una serie di attività che si svilupperanno. C’è già un impegno ben chiaro che nelle prossime linee guida vi saranno degli indicatori, come il rispetto delle regole, il team, la correttezza digitale, l’uso degli spazi, in modo da sviluppare l’omogeneità per la valutazione di quest’ambito con delle griglie. Non si ridurrà del tutto il rischio di soggettività, ma ci sarà sicuramente, a differenza di oggi, un perimetro chiaro, con un linguaggio condiviso per tutte le istituzioni scolastiche”. “La partita non sono i criteri, ma lo sviluppo di un percorso di valorizzazione delle capacità relazionali degli studenti”.

Eleonora Angeli (Lista Fugatti) ha detto che “l’elemento più innovativo e qualificante del disegno di legge è la centralità attribuita alle competenze relazionali, finalmente riconosciute come componente essenziale del processo di apprendimento. Capacità come il rispetto delle regole, l’ascolto, la collaborazione, la gestione dei conflitti e l’empatia vengono considerate fondamentali non solo per il benessere individuale, ma anche per la qualità del clima scolastico e della comunità educativa”.

Approvato il verbale della scorsa seduta, il presidente Girardi ha rinnovato l’appuntamento al 2 febbraio.

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