Kallas a Islamabad e il nodo irrisolto del terrorismo pakistano. Le reazioni di New Delhi

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La visita di Kaja Kallas a Islamabad del primo giugno ha immediatamente provocato una reazione a Nuova Delhi. Il giorno successivo, il ministero degli Esteri indiano ha respinto il riferimento a Jammu e Kashmir contenuto nel comunicato congiunto diffuso al termine del dialogo strategico tra Unione europea e Pakistan, definendo la questione un affare interno dell’India e invitando chi non ha “locus standi” a evitare commenti sul tema.

La controversia è nata da un passaggio del documento nel quale si affermava che la parte pakistana aveva illustrato la propria posizione sul Jammu e Kashmir e che entrambe le parti sostenevano la risoluzione pacifica dei conflitti attraverso dialogo e diplomazia. Un riferimento che, letto isolatamente, potrebbe apparire marginale. Inserito però nel contesto successivo all’attacco terroristico di Pahalgam e delle tensioni che ne sono seguite, assume un significato diverso agli occhi di molti osservatori indiani.

La visita dell’Alta rappresentante dell’Unione Europea arriva inoltre in un momento particolare delle relazioni tra Bruxelles e Nuova Delhi. Solo pochi mesi fa i vertici dell’Unione europea avevano celebrato in India un’accelerazione del partenariato strategico, accompagnata dall’avanzamento dei negoziati commerciali, da una crescente cooperazione nel settore della sicurezza e dalla firma di nuovi strumenti di collaborazione in ambito difesa e contrasto al terrorismo. Proprio per questo, la missione di Kallas in Pakistan è stata osservata attraverso una lente diversa da quella europea: quella della sicurezza e del terrorismo transfrontaliero.

Per Bruxelles, mantenere un dialogo con il Pakistan rientra nella normale gestione delle relazioni internazionali. Non a caso Kallas ha definito il Pakistan una “major regional power”, sottolineandone anche il ruolo nei tentativi di facilitazione diplomatica tra Stati Uniti e Iran. L’interesse europeo guarda dunque a una serie di dossier regionali che vanno ben oltre il rapporto tra Islamabad e Nuova Delhi.

Per una parte degli osservatori indiani, però, è soprattutto la sequenza degli eventi a suscitare attenzione. Dopo l’attacco di Pahalgam, l’Unione europea ha condannato il terrorismo, ma ha accompagnato quel messaggio con richiami alla de-escalation, al dialogo e alla moderazione quando l’India aveva alzato l’asticella della difesa nazionale con l’Operazione Sindoor di rappresaglia. Un linguaggio coerente con la tradizione diplomatica europea, ma che a Nuova Delhi viene spesso percepito in modo diverso.

Negli ultimi anni l’India ha progressivamente ridefinito il proprio approccio alla sicurezza nazionale, attribuendo crescente centralità al tema del terrorismo transfrontaliero. In questa prospettiva, il punto non è se la comunità internazionale debba mantenere relazioni con il Pakistan. Le grandi potenze dialogano regolarmente anche con interlocutori complessi. La questione riguarda piuttosto il peso attribuito alla responsabilità degli attori coinvolti quando si verificano episodi di terrorismo.

Da questa prospettiva, alcuni ambienti politici e strategici indiani ritengono che il linguaggio della de-escalation rischi talvolta di occupare uno spazio maggiore rispetto a quello dedicato alla richiesta di contrastare le infrastrutture e le reti responsabili della violenza. È una sensibilità che emerge da tempo nel rapporto tra India ed Europa e che riaffiora regolarmente nei momenti di tensione regionale.

Bruxelles tende a privilegiare formule che puntano alla stabilizzazione delle crisi e alla riduzione delle tensioni. Nuova Delhi, invece, insiste sempre più spesso sulla necessità di distinguere tra gestione della crisi e individuazione delle responsabilità. La visita di Kallas è stata quindi letta da alcuni osservatori indiani come una manifestazione di questa differenza di approccio. Non perché l’Europa abbia scelto di dialogare con Islamabad, ma perché tale dialogo non sarebbe stato accompagnato, almeno sul piano della percezione pubblica, da un messaggio altrettanto visibile sul contrasto al terrorismo.

Sul fondo rimane una questione più ampia. L’Unione europea e l’India stanno investendo capitale politico nel rafforzamento delle relazioni economiche e strategiche. Bruxelles considera Nuova Delhi un partner sempre più importante in un contesto internazionale caratterizzato da competizione geopolitica, frammentazione delle catene del valore e crescente instabilità regionale.

Proprio per questo, episodi come quello di Islamabad assumono un significato che va oltre la singola visita diplomatica. Essi toccano il tema della fiducia strategica e delle aspettative reciproche. In India esiste da tempo la percezione che l’Europa chieda ai propri partner una forte chiarezza politica su alcune questioni di sicurezza, mentre adotti un linguaggio più sfumato in altre aree del mondo.

Non si tratta necessariamente di una contestazione delle intenzioni europee. Piuttosto, è il riflesso di una diversa gerarchia delle minacce e di differenti esperienze storiche. Per molti responsabili politici indiani, il terrorismo continua a rappresentare una delle principali sfide alla sicurezza nazionale e viene quindi valutato attraverso parametri diversi da quelli prevalenti in molte capitali europee.

La visita di Kallas a Islamabad difficilmente produrrà conseguenze immediate nelle relazioni tra Unione europea e India. Ha però riportato in superficie una divergenza che accompagna il rapporto da anni: la distanza tra l’approccio europeo alla stabilità regionale e il modo in cui Nuova Delhi interpreta la minaccia del terrorismo transfrontaliero. Man mano che il partenariato tra le due parti si approfondisce, la gestione di queste differenze potrebbe diventare importante quanto la convergenza sugli interessi strategici condivisi.

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