“Mia madre mi chiedeva di fotografarle il sedere di fianco alle altre per controllare se fossi ingrassata. Sulla grassofobia si regge un’industria intera”: l’Estetista Cinica e Clio Make Up si alleano nella “Beauty League”

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«Là fuori è diventato Hunger Games. Col carico di insicurezza dei vent’anni, secondo me, la salute mentale non la porti a casa». Cristina Fogazzi (l’Estetista Cinica) e Clio Zammatteo (ClioMakeUp) squarciano il velo patinato dei social network per mostrare il lato più feroce dell’esposizione mediatica. Per le due pioniere della cosmesi in Italia, la popolarità ha presentato un conto salato a base di odio online. Clio ricorda ancora il suo primo hater, una truccatrice che, sotto falso nome, la definì «un’inetta che nella vita non avrebbe combinato niente», confessando senza filtri: «Se avessi vent’anni oggi non riuscirei a reggere il colpo». Ancora più dura la testimonianza di Fogazzi, che ha fatto dell’esposizione dei propri difetti fisici un manifesto comunicativo: «Non mi frega di chi mi scrive cicciona o abominio: mostrarmi sui social in mutande, alla soglia dei cinquant’anni e in premenopausa, è stata una liberazione». La vera rabbia, confessa a Vanity Fair, scaturisce dal classismo delle critiche: «Ciò che mi fa impazzire è quando mi dicono che sono un’estetista ignorante, una Wanna Marchi, una cafona arricchita e una parvenu. E dico io, meno male che ci possono essere ancora le parvenu, in questo Paese dove l’ascensore sociale per le donne è bloccato. Vogliamo che restino ricchi sempre gli stessi?».

L’ombra del Pandorogate e la fine dell’intoccabilità

L’ecosistema dei social è stato recentemente travolto dal caso Ferragni, tracciando un confine netto per chi lavora sul web. Fogazzi è perentoria: «Credo di poter dire che la parola “influencer”, dopo il caso Ferragni, sia diventata una definizione di cui vergognarsi». Clio racconta il disorientamento del settore: «Intorno a me c’è stato il panico, tutti dicevano: ora non verremo più creduti». Curiosamente, anche lei aveva collaborato con Dolci Preziosi (legando il progetto a un’associazione benefica), ma ne è uscita indenne per un approccio diametralmente opposto: «Ero ben attenta a spiegare che l’ammontare delle vendite non aveva alcun collegamento con l’entità della cifra destinata in beneficenza, stabilita fin dall’inizio». Zammatteo riflette poi sul senso di onnipotenza che colpisce chi raggiunge determinati vertici: «Forse, semplicemente, quando si diventa così grandi, si pensa di essere intoccabili, e che qualsiasi cosa si faccia il pubblico la perdonerà. Io, grande o intoccabile, non mi sono considerata mai. E non avendo mai basato l’immagine sulla ricchezza e su una vita sfavillante, la mia credibilità ne è uscita intatta». La regola per il futuro è ormai fissata: «Collaborazioni commerciali mischiate a operazioni di charity, mai più». Su questo fronte, la Cinica rivendica la propria solidità: «Come numeri sono sempre stata più grande di Chiara. E so con certezza che Selvaggia Lucarelli mi beccherebbe volentieri in fallo, se potesse. Ma la voglio rassicurare: non ce la farà».

L’indipendenza femminile e i successi economici

Parlare di denaro è un tabù che entrambe vogliono infrangere. Cristina Fogazzi guida un’azienda da 180 dipendenti (VeraLab) e l’ingresso di un fondo d’investimento le ha fruttato trenta milioni di euro. Una ricchezza che non intacca le sue convinzioni, radicate in una famiglia operaia della Valtrompia, ma che diventa strumento di emancipazione: «Se parlo di soldi è per muovere le cose, perché a noi donne non l’hanno insegnato: “Col carattere che hai, quello ricco non lo troverai mai”, mi diceva mamma. Quella ricca, rispondevo, sarò io». Una visione supportata e ampliata da Elena Midolo, CEO di ClioMakeUp: «Ricordatevi sempre che il vostro ruolo è insegnare alle ragazze a non autosabotare la propria ambizione».

Da rivali ad alleate: la nascita di Beauty League

La loro alleanza nasce dopo otto anni di gelo, causati da un’incomprensione. Tutto scaturì dal commento negativo di Cristina a un articolo di un blog di Clio. «Più che altro se la prende il mio ex marito Claudio, che risponde in malo modo. Da lì, il patatrac», racconta Clio. Nonostante i tentativi della Cinica di riallacciare i rapporti, Clio ha ammesso di aver esitato per “quieto vivere familiare”, alludendo all’ex marito. Un anno fa, finalmente, l’incontro chiarificatore: «E mi sono trovata davanti una donna tostissima ma estremamente approcciabile: prima di conoscerla, pensavo fosse una iena». Cristina ha scoperto una persona «morbida fuori e croccante dentro. Senza doppia faccia, il che, nel nostro ambiente, non è scontato. Ma soprattutto onesta: non a caso è la prima volta che accosto la mia immagine a qualcuno, nel mondo dell’online».

Così nasce Beauty League. La collaborazione, che unisce le community storiche delle “Ciompettis” (di Clio) e delle “Fagiane” (di Cristina), dimostra che la sororità imprenditoriale può battere le logiche del discredito. «Mi piace l’idea che due realtà femminili collaborino, visto che spesso, noi donne, siamo portate a fare meno sistema», concordano. Hanno inoltre sottolineato come la via del litigio fosse economicamente più vantaggiosa per i numeri: «La soglia di attenzione sui social non supera ormai il minuto e mezzo, quindi funzionano solo i messaggi polarizzanti e senza sfumature: se al posto di unirci ci fossimo esercitate in un dissing sanguinoso, avremmo fatto le visualizzazioni che non abbiamo fatto negli ultimi tre anni». Invece, scelgono la normalità. «Noi invece portiamo avanti il nostro racconto di persone normali. Per come la vedo io, siamo le low profile ladies del patinato universo del beauty», sintetizza brillantemente Cristina.

I demoni del passato, le fragilità e la perfezione tossica

Dietro l’impero cosmetico, entrambe nascondono cicatrici profonde. La Cinica racconta per la prima volta il dramma di essere cresciuta con genitori affetti da sindromi bipolari acute, tra dissesti finanziari e tentativi di suicidio della madre a cui ha assistito da bambina. Un trauma che ha gestito con sedici anni di psicoterapia e attacchi di panico: «Io ho visto mia madre polverizzarsi. Il medico sostiene che non so accettare il punto di rottura e di debolezza, ma non è facile: io devo funzionare».

Anche Clio porta i segni di un’infanzia complessa, con genitori spesso assenti per lavoro e una madre ossessionata dal peso della figlia («In giro per il paese mi chiedeva di fotografarle il sedere di fianco alle altre, per controllare che non fossi ingrassata: certe storture ce le inculcano sin da bambine, per controllare che non fossi ingrassata»). Oggi, uscita da un divorzio che ha scosso anche la sua community e da una relazione finita in lacrime («Mi innamoro di rado e delle persone sbagliate»), riflette sulle insicurezze sentimentali di una madre single a 44 anni.

Tra le battaglie condivise spicca quella contro l’irrealtà dei social e la vigoressia mascherata da benessere. Cristina denuncia chi si spaccia per modella grazie a un prodotto quando in realtà «si spacca di palestra, non mangia e ha una genetica fortunata: questo modo di comunicare è meschino». Quindi si sofferma sull’ipocrisia contemporanea legata ai corpi: «La grassofobia è talmente interiorizzata che tutti adesso si scandalizzano per i farmaci dimagranti, e lo volete sapere il perché? Perché rendono il sogno accessibile a tutti. Ma se è accessibile a tutti cessa di essere un valore. E su quel valore, e sulle lacrime e sangue che occorrono per raggiungerlo, si regge un’industria intera». La magrezza, osserva Clio, «è considerata quasi un valore morale».

L'articolo “Mia madre mi chiedeva di fotografarle il sedere di fianco alle altre per controllare se fossi ingrassata. Sulla grassofobia si regge un’industria intera”: l’Estetista Cinica e Clio Make Up si alleano nella “Beauty League” proviene da Il Fatto Quotidiano.

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