Quarta Commissione: sul tavolo welfare, sanità e diritti

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Pomeriggio di lavori articolato per la quarta Commissione permanente, presieduta da Maria Bosin, chiamata a esaminare un ordine del giorno denso di temi concreti. Al centro del confronto le modifiche alla disciplina dell’assegno unico provinciale, con l’obiettivo di rafforzarne il legame con l’inserimento lavorativo; la definizione delle audizioni sulla petizione relativa alla localizzazione della nuova RSA nel comune di Vallarsa; e l’avvio dell’esame di iniziative legislative in materia di celiachia, tra aggiornamento delle tutele e semplificazione delle procedure per i pazienti. ​

Assegno unico provinciale: obiettivo inserimento nel lavoro

Ad illustrare i provvedimenti preadottati dalla Giunta nei giorni scorsi sull’assegno unico è intervenuto l’assessore Achille Spinelli che ha chiarito che le delibere prevedono da un lato la modifica del regolamento vigente, dall’altro la nuova disciplina attuativa della quota A, con l’individuazione anche del periodo di applicazione. I due provvedimenti sono distinti e, mentre uno può procedere, l’altro è ancora in attesa del parere del CAL, che dovrebbe arrivare nei prossimi giorni.

Il senso complessivo della riforma è chiaro: intervenire in modo più organico sull’assegno unico provinciale, in particolare sulla quota A. Oggi questa misura funziona come sostegno al reddito per le persone in difficoltà economica, ma presenta un limite evidente: non riesce a favorire in modo efficace l’attivazione lavorativa. Per questo l’obiettivo della revisione è rafforzare il legame tra contributo economico e inserimento nel lavoro, trasformando lo strumento da mera integrazione assistenziale a leva più concreta di attivazione. A questo scopo si introduce un approccio più strutturato, con una presa in carico multidisciplinare che valuta i singoli componenti del nucleo familiare, distinguendo tra chi è attivabile e chi invece è escluso per condizioni oggettive come età, disabilità o fragilità certificata. Per chi può lavorare, il sostegno viene legato a un percorso di accompagnamento e monitoraggio. Dal secondo anno scatta infatti un meccanismo progressivo: se non c’è un minimo di attività lavorativa, il contributo si riduce fino a dimezzarsi. La logica è rendere l’assegno unico meno assistenziale e più orientato all’inserimento nel lavoro.

Paolo Zanella (PD) si è espresso in maniera critica mettendo in discussione alcuni elementi della riforma. Ha rilevato una indicizzazione parziale dell’indicatore Icef che non tiene conto di un periodo strategico oggettivamente penalizzante dal punto di vista inflattivo per i richiedenti e ha chiesto di conoscere i dati sui quali è stato fatto il ragionamento che ha portato alla scrittura della riforma, per non rischiare di danneggiare potenziali utenti.

Chiara Maule (Campobase) ha evidenziato una criticità molto concreta: le persone in povertà non scelgono di esserlo, ma spesso si trovano in condizioni oggettivamente difficili che rendono complicato darsi da fare, anche quando c’è la volontà. Non basta a suo avviso prevedere un meccanismo di attivazione: serve considerare i tempi reali e le difficoltà concrete che queste persone affrontano ogni giorno, altrimenti il rischio è che i tempi e gli obiettivi fissati dalla misura siano troppo rigidi e difficili da rispettare, soprattutto senza un forte accompagnamento da parte dei servizi e della comunità.

Si è unita al collega nella richiesta dei dati la consigliera Francesca Parolari (PD) che ha richiamato soprattutto un’esigenza di metodo e di contesto: prima di intervenire su strumenti così delicati, serve un’analisi chiara e aggiornata: si stanno toccando misure che incidono su situazioni già molto delicate e quindi è fondamentale partire dai numeri per capire davvero la portata del fenomeno. Allo stesso tempo, ha riconosciuto che il sostegno non può essere solo assistenziale: le persone vanno accompagnate verso l’autonomia. Ma questo deve avvenire con equilibrio, tenendo insieme due esigenze: aiutare chi è in difficoltà e usare bene le risorse pubbliche, senza perdere di vista la realtà concreta delle famiglie.

Stefania Segnana (Lega nord) ha apprezzato il lavoro svolto nella corrente legislatura per prendere in carico, accompagnare e attivare percorsi di adattamento e ricerca di opportunità di lavoro. Un percorso corretto anche nei confronti della comunità trentina: chi è in difficoltà va aiutato e considerato in maniera speciale, ma chi è abile al lavoro deve essere indirizzato e inserito sulla strada dell’occupazione.

Per la consigliera Eleonora Angeli (Misto) il lavoro svolto dalla Giunta a sostegno delle fragilità è importante. Servirebbero però delle audizioni e un monitoraggio stretto per capire quanto la burocrazia limiti strutturalmente certi percorsi.

Sul tema dell’adeguamento all’inflazione Spinelli ha chiarito che non si è intervenuti ulteriormente perché negli anni recenti erano già stati fatti aumenti mirati, soprattutto durante il Covid, per recuperare il potere d’acquisto delle famiglie più fragili. Ha rivendicato che, nel complesso, c’è già stato uno sforzo significativo sulla povertà, sottolineando anche che la Provincia spende più del doppio rispetto a realtà come Bolzano, quindi i confronti vanno fatti tenendo conto di contesti diversi. Negare questo, secondo lui, non corrisponde alla realtà. Rispondendo alla consigliera Maule ha precisato che l’intento non è punitivo per chi è povero, ma quello di attivare chi è in grado di lavorare, sopratutto in un momento in cui le risorse sono sempre meno e più selettive.

Paolo Zanella da un lato ha contestato l’idea che gli aumenti fatti in passato siano stati sufficienti: erano interventi temporanei e non strutturali, quindi il problema del potere d’acquisto rimane. Inoltre, ha messo in dubbio anche il confronto con altre realtà come Bolzano perché, al di là della spesa complessiva, bisogna considerare l’insieme degli aiuti che incidono davvero sulla vita delle famiglie. Il punto centrale però è un altro: il rischio è costruire una misura troppo rigida rispetto alla realtà. Zanella ha portato esempi concreti, soprattutto di donne con figli, lavori precari o part time obbligati, difficoltà di conciliazione e mancanza di servizi: situazioni in cui non è semplice “attivarsi” secondo parametri standard. Per questo servirebbe un approccio più flessibile, basato su percorsi personalizzati, invece che su obiettivi uguali per tutti. E infine, ha sollevato anche un dubbio pratico importante: senza un reale investimento nei centri per l’impiego e nelle politiche attive, con personale e risorse adeguate, il sistema rischia di non reggere e di restare sulla carta.

La presidente dell’organismo Maria Bosin, ha argomentato che in assenza del parere del Cal ed essendo pervenuta una richiesta di audizione da parte dei sindacati, non sarebbe corretto esprimersi in questa fase. Forse nell’attesa si potrebbero recuperare anche i dati pretesi dal consigliere Zanella per potersi esprimere con cognizione di causa.

L’assessore Spinelli ha chiesto di procedere almeno su una delle delibere, quella sul regolamento che definisce unicamente i requisiti di accesso: si potrebbero così anticipare alcune misure urgenti, dal momento che il regolamento prevede una procedura molto lunga per l’attivazione. Il regolamento, è stato chiarito, serve soprattutto a mettere ordine al sistema per introdurre la nuova quota. Definisce i requisiti di accesso, aggiorna il nuovo indicatore di povertà (più ampio e legato anche all’inflazione degli ultimi anni) e introduce una novità importante: l’incompatibilità con l’assegno nazionale. Inoltre, fissa l’impostazione di base: distingue tra chi può essere attivato al lavoro e chi invece resta in un percorso assistenziale. Si è dunque votato ed è stato espresso il parere favorevole alla delibera sul regolamento con tre voti contrari. Sulla seconda delibera l’organismo si esprimerà dopo gli opportuni approfondimenti sull’analisi dei dati e a seguito di audizioni.


Petizione sulla RSA Vallarsa: stabilite le audizioni

La Commissione ha poi fissato le audizioni per l’esame della petizione popolare 7, concernente "Localizzazione della nuova residenza sanitaria assistenziale nel comune di Vallarsa". L’assessore Mario Tonina ha chiarito lo stato di avanzamento della nuova RSA: il finanziamento è già stato approvato nella scorsa legislatura e l’intenzione resta quella di realizzarla nella località individuata. Tuttavia, c’è un nodo importante: serve una strada di accesso, da realizzare insieme al Comune, cosa già nota fin dall’inizio: senza la strada diventa difficile immaginare tempi rapidi per la realizzazione.

Stefania Segnana è intervenuta per alcune precisazioni, ampliando il ragionamento al futuro dell’edificio attuale. Ha spiegato che si è lavorato per trovare una nuova destinazione alla vecchia RSA, ipotizzando funzioni utili al territorio, come centro civico, soluzioni abitative o spazi per anziani, soprattutto in un’area dove mancano servizi di questo tipo. Parallelamente resta il nodo dell’accesso: la strada è un passaggio fondamentale, ma potrebbe essere affrontata anche attraverso percorsi e finanziamenti diversi, non necessariamente legati direttamente al progetto della RSA. 


Celiachia: sul tavolo due proposte

Ultimo punto all’ordine del giorno, il consigliere Daniele Biada ha illustrato, introducendone di fatto l’esame presso la Commissione, il disegno di legge 74 che interviene in modifica della legge vigente in tema di celiachia. La proposta aggiorna la normativa per renderla più attuale e funzionale. L’obiettivo è rafforzare il sostegno alle persone celiache, migliorando sia gli aspetti economici sia quelli legati alla sicurezza alimentare e all’inclusione. Tra le novità principali c’è il cambio di definizione della celiachia, che passa da malattia rara a malattia cronica, in linea con la normativa nazionale. Viene poi rivisto il sistema di contributi: si introduce maggiore flessibilità nell’erogazione (anche annuale) e un adeguamento agli aumenti dei prezzi dei prodotti senza glutine. Il punto centrale è però la semplificazione: si punta a superare il sistema degli scontrini, oneroso e inefficiente, introducendo una tessera elettronica per gli acquisti. L’idea è rendere tutto più semplice sia per i cittadini sia per l’azienda sanitaria, evitando controlli complessi e problemi pratici. Resta l’attenzione a non limitare la libertà di acquisto (ad esempio evitando vincoli alle sole farmacie) e a garantire soluzioni flessibili anche per chi si trova temporaneamente all’estero. 

Il consigliere Paolo Zanella è intervenuto a segnalare in sostanza che buona parte del disegno di legge di Biada risulta molto simile, se non copiata, da un suo precedente testo bocciato nella precedente legislatura. Ha detto chiaramente che alcuni articoli, soprattutto quelli più complessi sulla sicurezza alimentare, riprendono tout court contenuti da lui stesso scritti in passato. Nonostante questo, Zanella ha riconosciuto che il disegno di legge introduce alcuni elementi utili, come il tema della tessera e alcuni aggiustamenti tecnici. Al di là delle polemiche, resta a suo avviso importante lavorare sulla sicurezza alimentare e sulla formazione degli operatori, perché anche se le norme europee esistono già, il problema vero è farle applicare concretamente e semplificare la vita a chi deve rispettarle. Ha infine annunciato di aver ripresentato il testo (è in corso l’assegnazione alla Commissione per l’esame): se stavolta è cambiato l’approccio non posso che compiacermene, ha aggiunto, pur non negando una certa amarezza.

Dal momento che il tema è lo stesso, anche tenendo distinti i due disegni di legge, la presidente Maria Bosin ha proposto un approccio pratico: abbinare almeno le audizioni alle due proposte di Biada e Zanella, per evitare duplicazioni e perdite di tempo. Si valuterà come procedere nella prossima seduta.​


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