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Il governo forza nuovamente e tira dritto. Non cambia la data del referendum sulla Giustizia. Il consiglio dei ministri, secondo quanto si apprende, ha deciso di confermare la consultazione per il 22 e 23 marzo. Unica novità è l’integrazione del quesito con gli articoli della Costituzione che vengono modificati dalla riforma della Giustizia che contiene la separazione delle carriere.
Il consiglio dei ministri era stato convocato d’urgenza dopo l’ordinanza della Corte di Cassazione, che ha riformulato il quesito referendario accogliendo la versione proposta dal comitato dei 15 giuristi promotori della raccolta firme popolare che ha superato le 500mila adesioni. La Suprema Corte ha detto sì all’inclusione degli articoli costituzionali che verrebbero modificati dalla riforma, una precisazione che i giuristi avevano richiesto per consentire agli elettori di esprimere un voto consapevole. Secondo la legge 352 del 1970 sul referendum, infatti, è obbligatorio indicare nel quesito le norme costituzionali coinvolte dalla proposta di modifica.
Una decisione che ha riaperto la partita sulla data del voto. Ma il governo non cambia linea e conferma, ancora una volta, la volontà a votare il prima possibile
Articolo in aggiornamento
L'articolo Referendum Giustizia, il governo tira dritto: integrato il quesito ma la data resta 22-23 marzo proviene da Il Fatto Quotidiano.




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