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Il corpo del capo è, come sempre, simbolico. Le cravatte rosse di Donald Trump. I look studiati della regina Elisabetta, che parlavano da soli. Le spille di Madeleine Albright, segretaria di Stato con Bill Clinton, scelte con così tanta cura da essere veri e propri messaggi. Marco Belpoliti, nel saggio “Il corpo del capo” si è applicato a Silvio Berlusconi. Noi dovremmo farlo, ardua impresa, con Giorgia Meloni. Non siamo dalle parti di Albright e della regina Elisabetta. Non siamo neanche nel territorio dell’armocromia e della sua massina esperta, Rossella Migliaccio, che ha avuto una fiammata di gloria da quando Elly Schlein ha dichiarato di far attenzione ai colori proprio grazie a questa curiosa scienza. Con Giorgia Meloni è diverso. Lei sarebbe una donna-inverno (tonalità fredde e delicate, pastello). Ragiona molto sui vestiti, ma da sola (non risulta che abbia arruolato uno stylist, fa di testa sua e non sempre azzecca). Sceglie marchi rigorosamente italiani, anche non famosi, “perché mi appassiona capire la storia, le vite, i sacrifici di chi c’è dietro”. E, senza dirlo, ha abbandonato le borse di lusso (non troverete foto con una Vuitton o una Hermès).
Nel suo armadio, dove molti vorrebbero curiosare, c’è stata un’evoluzione parallela a quella politica, dall’istinto al calcolo. Premessa: la guardiamo tutti con la lente di ingrandimento proprio perché è una donna (ricordate quando durante la guerra del Golfo si sproloquiava sulle sciarpe di cachemire delle inviate?). Giorgia veste Armani, idolo del power dressing, quando vuole andare sul sicuro e c’è chi ha detto uffa, è banale. Ma i modelli sono quelli che sono, la giacca è un porto sicuro, una corazza. Se non sei Letizia di Spagna o Carla Bruni, i tubini sono un campo minato. Veste Ermanno Scervino quando vuole mostrare una percentuale un po’ più alta di femminilità (l’abito di pizzo longuette color crema). Veste anche D. Exterior, creatura della stilista Nadia Zanola, di San Zeno Naviglio, Brescia. Non molto conosciuta, orgogliosa dei suoi tessuti naturali, cachemire e seta, con molto chilometro zero, molta sostenibilità (e dicono che da lei la premier accetti consigli). Tutti si sono chiesti “Who is D.Exterior? “quando al G/7 del 2024 la premier si è presentata in tailleur rosa baby: giacca classica a un bottone, un top in maglia con scollo a V e pantaloni palazzo (un migliaio di euro). Ma c’è voluto poco a scoprirlo. Stesso brand anche per il tailleur “woman in red”, un coraggioso power color indossato per incontrare lo scorso aprile il presidente francese Emmanuel Macron all’Eliseo. E poi stiletti neri e rossi. Un tacco a spillo lucidissimo, geometrico e scomodo, lo sappiamo. Lì c’è davvero un messaggio: sono dove voglio essere. All’altezza.
È stata vista come un endorsement al made in Italy anche la sua presenza all’anteprima romana del film di Giuseppe Tornatore che racconta la storia di Brunello Cucinelli e del suo cachemire. Ci sono foto e video. Il tailleur in satin madreperlaceo oversize non era il massimo: taglia ampia e tessuti lucidi non perdonano. Devi essere Gisele Bundchen per andarci in giro. Comunque con Cucinelli i rapporti sono ottimi. Come racconta lui: “Mi ha chiamato appena diventata premier, perché siamo amici da tempo, e mi ha chiesto: Brunello cosa devo fare? Io le ho risposto non lo so, faccio pullover. Però un piccolo consiglio te lo do: ho detto solo di essere ancora più gentile, educata e garbata perché è quello di cui oggi abbiamo tutti più bisogno. Lei mi ha risposto che non è sempre facile ma secondo me lo sta facendo molto bene “.
A proposito del completo madreperlaceo, Giorgia ama molto il total white. Agli Stati Generali della Natalità (maggio 2023) ha addirittura infranto il dress code del “privilegio del bianco”. Anche se la regola è caduta in disuso, davanti a un Papa nessuno indossa colori troppo chiari, a parte le regine e le mogli di re di religione cattolica (il premierato è la nuova monarchia?). Meloni in barba alla consuetudine, se l’è cavata con la battuta: «Oggi ci siamo vestiti uguali», e vai con una leggerissima pacca sul braccio di Papa Francesco. Un look non proprio casuale (ci vuole poco a prevedere l’outfit di Sua Santità) ma forse così Giorgia ha ribadito la sua posizione autorevole di in tema di natalità e famiglia. Ha scelto il bianco per stringere la mano al re Carlo III, in visita di Stato a Roma con la sua Camilla (il lussuoso completo con esagerati inserti di pizzo sulle maniche era di Ermanno Scervino).
Ancora total white per l’incontro con Rania di Giordania, e poi con Donald Trump l’anno scorso, quando erano ancora tanto amici: il tailleur era un’inconfondibile Giorgio Armani accompagnato da una t-shirt, decolléte e persino collant immacolati. Colore insolito nel guardaroba della politica italiana, ha attirato l’attenzione di Maurizio Crozza (che imita quasi sempre Meloni in completo bianco) e degli appassionati di dress code istituzionale. Sostengono che nasconda una strategia comunicativa, che trasmetta purezza, eleganza, e una certa autorità. Apparentemente semplice, ma potente. Invece, per l’appuntamento con il vicepresidente Vance a Roma, Giorgia ha puntato su un altro colore che le piace, il rosa: tailleur doppiopetto con camicia bianca e tacchi a spillo. E al giro di boa del 2025 c’è stata, a detta di tutti, una svolta decisamente fashion: abitino celeste, tacchi a spillo, trucco soft, un Meloni style che la rete ha spiritosamente battezzato pop-sovranista.
Ma è partita dal blu. Per la cerimonia di giuramento al Quirinale, ha voluto un completo blu navy Armani. In quel tailleur, alcuni osservatori hanno letto molti messaggi. Potevano essere: difesa del made in, Italy innovazione, qualità, orgoglio per la propria identità. O anche niente. Il blu, come il nero, va sempre bene quando ti puntano le telecamere addosso. Poi le hanno rimproverato di essere troppo maschile (vero, certi tailleur grigi e giacche blu sembravano uscite dal l’armadio di una vice-direttrice di banca anni ’90). Di spendere cifre folli (falso). Di portare raramente la gonna (vero). Di mettere (non più tanto di frequente, ormai) maxi gilet che le accorciano la figura e giacche oversize troppo lunghe (idem). Una in particolare, un enorme doppiopetto azzurro, quando era capolista alle elezioni europee nel 2024.
Ma è la testa, forse, a raccontare l’evoluzione più interessante. Capelli senza pace. Biondo scuro, poi schiarito con l’hair contouring e con il balayage. Liscio, onda rigida, onda morbida, poi ancora liscio, poi beach waves luminosi, che le danno un’aria più disinvolta. Il carré è al momento archiviato. Chi parla è il suo fedele hair stylist, Antonio Pruno, che di tanto in tanto ci racconta tagli e dettagli: “Le abbiamo accorciato il ciuffo per darle un po’ di leggerezza, è stata una mia scelta, come sempre”, “Ora è un po’ alla Monica Bellucci oppure alla Brigitte Bardot, se vogliamo tornare più indietro nel tempo. Le addolcisce i lineamenti e valorizza gli occhi chiari”. Non a caso qualcuno ha suggerito una somiglianza tra lei e Jennifer Aniston (c’è un pizzico di Friends, guardate le foto). Sotto la pettinatura però c’è il cervello che ha pilotato la trasformazione della ragazza di borgata in premier. Da “vorrei ma non posso” a “voglio essere elegante”. Giorgia Meloni prova a trovare una sua cifra, non solo tailleur ma anche jeans e sneakers (a Milano, al Salone del Mobile). Prova a non essere la brutta /bella copia di donne potenti come Angela Merkel, Christine Lagarde e Hillary Clinton. Certo, di questi tempi il look è l’ultimo dei suoi problemi.
L'articolo Scervino quando vuole mostrare femminilità, Armani per l’autorevolezza e poi quella passione per il total white: la strategia dietro i look di Giorgia Meloni proviene da Il Fatto Quotidiano.





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