Smontiamo l’enciclica sull’Ai. Ad esempio, troppi concetti vaghi

18 hour_ago 4
ARTICLE AD BOX

Siamo smontando pezzo per pezzo l’enciclica di Papa Leone, una sbalorditiva collazione di prosperi e fallacie che la metà basta.

9) L’enciclica afferma che il pluralismo culturale è una ricchezza, ma che nessuno, a parte la Chiesa, possiede totalmente la verità. Il papa vuole tenere insieme l’apertura dialogica e l’esclusività dottrinale. Tutta l’argomentazione ne viene indebolito.

10) L’enciclica presenta la Chiesa come promotrice di dignità, pace, dialogo e fraternità, chiedendo perdono per qualche errore del passato (la tolleranza dello schiavismo). Così facendo minimizza le alleanze con poteri autoritari, il colonialismo missionario, le sue discriminazioni strutturali (a quando un papa donna?). E’ cherry picking storico.

11) L’enciclica esalta la sofferenza, la fragilità e il limite attribuendogli un valore spirituale. E’ una fallacia di idealizzazione: alcune sofferenze distruggono persone; molte malattie non “umanizzano”; la medicina moderna ha ridotto enormi quantità di dolore inutile. Che dal dolore possa derivare una crescita personale non implica che il dolore sia di per sé positivo, una fissa di chi ha per modello Cristo in croce.

12) L’enciclica attribuisce molti problemi alla tecnocrazia, alla sete di profitto, all’individualismo, al relativismo. Ma guerre, sfruttamento e controllo sociale esistevano prima del capitalismo digitale. Il papa moralizza fenomeni storici complessi invece di analizzarne le cause materiali, geopolitiche e istituzionali. Le guerre, per dire, possono nascere anche da scarsità di risorse, deterrenza, sicurezza strategica, equilibrio di potenza, interessi materiali.

13) L’enciclica disegna scenari inquietanti: IA che domina; sorveglianza totale; perdita dell’umano; manipolazione; nuove schiavitù; guerra automatizzata; disgregazione sociale. Questi rischi esistono, ma il papa li accumula creando una pressione emotiva. “Se non adottiamo questa visione etica/spirituale, andremo verso la disumanizzazione.” E’ un classico sofisma ad baculum (impaurire per convincere).

14) L’enciclica sostituisce all’analisi empirica una narrazione salvifica: dalla Babele tecnologica si esce con una conversione morale che porta all’armonia, alla civiltà dell’amore, alla fraternità universale, all’umanità riconciliata. Ma alcune visioni del mondo sono incompatibili fra loro, per esempio il liberalismo, la teocrazia, il relativismo, la legge naturale cattolica. Il papa minimizza conflitti irriducibili.

15) L’enciclica usa concetti vaghi (es.: il bene comune) senza darne una definizione operativa, per cui le affermazioni diventano tautologiche. “La tecnologia deve servire il bene comune”: ma chi definisce il bene comune? Con quali criteri? E in caso di conflitto tra beni?

16) L’enciclica implica che l’umano autentico è aperto a Dio, rifiuta il dominio, è relazionale e vive la fragilità. Chi non è d’accordo è meno umano?

17) L’enciclica equivoca spesso tra descrizione e prescrizione. Per esempio passa da “la società è interdipendente” a “quindi dobbiamo essere solidali”. Ma l’interdipendenza non implica solidarietà. Anche i mercati sono interdipendenti.

18) L’enciclica scredita idee in base alla loro presunta origine spirituale: la tecnologia nasce dall’orgoglio prometeico; l’individualismo dall’egoismo; il transumanesimo dal rifiuto del limite. Il giudizio negativo non viene fondato sugli effetti concreti.

19) L’enciclica idealizza la comunità come intrinsecamente buona. Ma le comunità possono essere oppressive, conformiste, violente. Il papa sottovaluta il ruolo positivo del conflitto e del dissenso radicale.

20) L’enciclica rappresenta la Chiesa come orientata al servizio, all’ascolto, al bene comune. Ma le istituzioni religiose hanno anche interessi, potere, strategie; conflitti interni. Le intenzioni dichiarate non coincidono con la realtà storica.

21) L’enciclica assume che autorità morali, educatori, istituzioni, Chiesa e Stato debbano guidare le persone verso il “vero bene”. Ma questo presuppone che alcuni sappiano meglio di altri cosa sia il “vero bene”. Ed ecco che il riconoscimento del pluralismo e dell’autonomia individuale va a farsi friggere. (2. Continua)

L'articolo Smontiamo l’enciclica sull’Ai. Ad esempio, troppi concetti vaghi proviene da Il Fatto Quotidiano.

read-entire-article